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L’INFANZIA DI MOLTI ITALIANI

Eh sì, per molti il Carosello è stato un’istituzione.

“Dopo il carosello a letto!”

Quanti di voi si rivedono in queste parole dei genitori?

Basterebbe questa frase infatti per capire l’importanza sociale che ha avuto questo format nel quotidiano degli italiani tra gli anni ’50 e la fine anni dei ’70.

 

(Sigla di apertura del Carosello)

 

Per non parlare dei personaggi rimasti nell’immaginario comune: Jo Condor, Calimero, Carmencita, Omino coi baffi e molti altri.

Molti di questi sono conosciuti addirittura dalle nuove generazioni.

 

LA NASCITA DEL FORMAT

Nel 1957 la Rai decide di inserire messaggi pubblicitari nella programmazione, dovendo aggirare il divieto di fare pubblicità durante gli spettacoli televisivi, sviluppa un apposito format televisivo.

Il nuovo format nacque con regole ben precise e che non cambiarono mai:

  1. La parte di spettacolo (il “pezzo”, della durata di 1 minuto e 45 secondi), deve essere rigidamente separata e distinguibile da quella pubblicitaria (il “codino”, della durata di 30 secondi).
  2. Una frase-chiave pronunciata dal protagonista collega lo spettacolo al prodotto pubblicizzato.
  3. Ogni Carosello è inserito in un contesto di tipo teatrale: viene introdotto dall’apertura del sipario con accompagnamento di una specie di fanfara.

 

(Un esempio di come funzionava la pubblicità nel Carosello)

Furono coinvolti anche nomi noti, come Mina, Totò, Alberto Sordi, e registi come Ettore Scola, nonché artisti come Renato Guttuso.

 

IL SUCCESSO E L’INVENZIONE DI UN NUOVO MARKETING PUBBLICITARIO

Come detto prima, quest’idea ha avuto un enorme successo.

Quali sono però i motivi principali?

È presto detto.

Il Carosello riproduceva la serenità e il comfort proprio di gran parte degli italiani. Lo scopo principale era fidelizzare e rendere il pubblico entusiasta. I tempi passati delle rinunce e del sacrificio lasciarono spazio alla ricerca del benessere economico degli anni ’60/70.

L’asso nella manica della RAI fu integrare le novità della nuova società dei consumi in un contesto legato alla tradizione popolare.

Risultato?

Carosello è stato per molti anni fra le trasmissioni televisive più amate, arrivando ad essere un vero e proprio appuntamento della famiglia italiana, coniando la frase celebre “A letto dopo il Carosello”.

 

(Bambini che guardano il Carosello)

 

Questo format non fu solo un mero esercizio di intrattenimento, ma portò anche una serie di innovazioni nel linguaggio televisivo e nell’industria dell’animazione italiana.

 

FINE DI UN’EPOCA

Il 1º gennaio 1977 Carosello andò in onda per l’ultima volta.

La chiusura del programma è principalmente legata al cambiamento dei tempi.

L’evoluzione del mercato pubblicitario italiano diventava sempre più moderno e dinamico, mentre il Carosello era troppo legato alle sue regole. I produttori divennero infatti insofferenti verso i limiti di tempo imposti. Inoltre il mercato internazionale aveva bisogno di un’immagine pubblicitaria standard nei diversi paesi.

Nonostante siano passati 44 anni dalla sua fine, molti di voi ricorderanno quei momenti con piacere, magari con una lacrimuccia.

Citando Giovanni Storti “Non ce la faccio troppi ricordi”.

 

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